Quando si parla di prestiti per pensionati, c’è una considerazione molto importante da fare: quant’è la pensione? Quanto si prende ogni mese come emolumento per poter far fronte al rimborso del finanziamento? Non tutti i pensionati ci pensano, ma purtroppo è una cosa da dover sempre tenere a mente. Perché? Andiamo a vedere nel dettaglio, partendo prima di tutto dal cercare di capire cos’è la pensione minima.

Che cosa è la pensione minima?

La pensione minima, o più semplicemente “minima”, è l’importo minimo che ogni pensionato può prendere per legge.

Questo importo cambia di anno in anno e per il 2017 è di 501,89 euro (fonte http://lavoro.ilportafoglio.info/2015/07/pensione-integrazione-al-minimo-inps-maggiorazioni-sociali-reddito-importi.html)

Per quanto riguarda l’applicazione della minima ai prestiti personali, dobbiamo prima di tutto chiarire che la domanda può essere fatta solo dai soggetti che hanno una pensione superiore alla minima.

Vediamo perché.

Come influisce la minima sulle richieste di prestiti a pensionati

Diciamo che il rimborso del prestiti viene fatto con un addebito diretto della rata mensile sulla pensione netta. Si parla di cessione del quinto, ad indicare che si “cede” una parte della pensione (esattamente un importo massimo pari a 1/5 della stessa) per rimborsare la rata del finanziamento.

Ma vediamo un esempio per capire meglio come funziona e in che maniera la pensione minima influisce sul rimborso del finanziamento.

Esempio 1

Pensione netta di 1.000 euro, la quinta parte è pari a 200 euro. Una volta pagata la rata periodica, l’importo che rimane al pensionato per tutte le altre spese è di 800 euro.

Queste 800 euro sono una somma maggiore rispetto alla minima, pertanto il prestito per pensionati è richiedibile.

Esempio 2

Pensione netta di 600 euro, la quinta parte è 120 euro. In questo caso, una volta pagata la rata, il pensionato rimarrebbe con 480 euro di pensione per tutte le altre spese.

Si tratta di un importo inferiore rispetto alla minima (che, ricordiamo, per il 2017 è di 501,89 euro), pertanto la rata massima che si può pagare diventa di 98,11 euro, cioè la differenza tra 600 euro di pensione netta e 501,89 euro di pensione minima.

Conclusioni

A questo punto si capisce bene come il pensionato con una pensione di poco superiore alla minima, possa comunque fare domanda di un finanziamento, ma non può contare su una rata che arriva fino a 1/5 della pensione netta.

Ne consegue che il pensionato con una pensione minima, pari a 501,89 euro al mese, non può assolutamente permettersi di richiedere un finanziamento perché la sua richiesta verrebbe bocciata all’istante in quanto vengono a mancare le condizioni economiche minime per poter ottenere un prestito.

Ci sono delle alternative per i pensionati con pensione minima?

In realtà no, purtroppo la pensione minima è davvero limitante da questo punto di vista.

Una “mezza” alternativa potrebbe essere quella del prestito vitalizio, soluzione che può essere accessibile solo dai pensionati che hanno un immobile di proprietà con cui poter garantire l’importo ricevuto (la casa verrà ipotecata dalla banca).

Il lato positivo della cosa è che non bisogna rimborsare il finanziamento fino a che il soggetto richiedente resta in vita, mentre quello negativo è che il rimborso dovrà essere fatto dagli eredi. Se essi non volessero procedere, in alternativa possono optare per la vendita dell’immobile ipotecato.

Per altre informazioni

Per saperne di più, ti rimandiamo ad internet, dove potrai sapere tutto quello che c’è bisogno di conoscere sui prestiti per pensionati con cessione del quinto e con pensione minima.

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